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sosta camper firenze 13 curiosita' su Firenze

a Firenze
                                 Il volto scolpito da Michelangelo:

Una volta arrivati in piazza della Signoria, proprio davanti a Palazzo Vecchio, anziché limitarsi a contemplare il di dietro del finto David di Michelangelo (che comunque ha sempre il suo perché), si può andare alla ricerca di un’altra testimonianza dell’artista toscano che, seppur minore e non individuabile così facilmente, non è un fake come il sopracitato belle chiappe e ha una storia alle spalle piuttosto curiosa.
Portandovi a sinistra della rampa d’accesso a Palazzo Vecchio, guardate nel muro al di là del gruppo scultoreo di Ercole e Caco: se osservate attentamente vedrete un ritratto sul muro, non particolarmente rifinito, di un uomo di profilo. Il ritratto vanta la firma di Michelangelo Buonarroti, ma non si sa con precisione a chi appartenga quel volto: c’è chi ritiene sia di uno scocciatore che, tutte le volte che incontrava Michelangelo, gli faceva una testa così, e chi pensa invece sia il volto di un condannato alla gogna.

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                                                  Il Balcone rovesciato:

In Borgo Ognissanti, al civico 12, si nota un balcone decisamente fuori dal comune, con tutti gli elementi architettonici al contrario. Il motivo di tale stranezza sembra essere un fraintendimento (più che altro un battibecco) tra il padrone di casa, tale Baldovinetti, che voleva un balcone bello e imponente e Alessandro de’ Medici, Signore di Firenze, che con un’ordinanza (1530) vietò elementi architettonici troppo vistosi e ingombranti dal momento che le vie della città erano piuttosto strette. Quel testa dura del Baldovinetti non ne voleva sapere di rinunciare al suo balcone, tanto che incominciò a stalkerare Alessandro de’ Medici chiedendogli ogni santo giorno la concessione di costruire il balcone. Quest’ultimo, esasperato, a un certo punto capitolò concedendo al Baldovinetti il nulla osta a costruire il balcone, ma a una condizione: che fosse costruito al contrario. Evidentemente Alessandro de’ Medici con questa mossa voleva scoraggiare il nostro ma, a quanto pare, non riuscì nel suo intento…

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         Il diavolo del Giambologna:

In questo paragrafo scomodo nientepopodimenoche San Pietro Martire. Perché c’entra pure lui in tutta questa storia. In un angolo di palazzo Vecchietti, per la precisione tra via de’ Vecchietti e via Strozzi, si trova una scultura a dir poco grottesca che ritrae un diavoletto portabandiera. L’originale, che porta la firma del Giambologna, si trova ora al museo Bardini. La scultura è stata fatta erigere da Bernardo Vecchietti, proprietario del palazzo, nel punto in cui si verificò un episodio legato alla vita di San Pietro Martire. Questi, interrotto mentre predicava da un cavallo nero imbizzarrito che altro non poteva essere che il Diavolo, riuscì a immobilizzare l’animale con un gesto sacro. E a ricordo di ciò, è stato commissionato il diavoletto del Giambologna.

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                                                                  La Berta:

Ci troviamo a due passi dalla cattedrale, nella centralissima via de’ Cerretani. Prendete il negozio Promod come riferimento e guardate dritti davanti a voi: vedrete il fianco di una chiesa, Santa Maria Maggiore per l’esattezza. Osservate bene questo lato della chiesa, indirizzandovi verso l’alto: ad un certo punto spunta dal muro la testa pietrificata di una signora. Si tratta della Berta.
Secondo una scuola di pensiero, pare che questa testa si trovi lì dal lontano 1326 per colpa (o per merito) dell’astrologo condannato al rogo Cecco d’Ascoli, in seguito a una maledizione da lui lanciata nei confronti di una donna che, negandogli dell’acqua, gli aveva impedito di salvarsi dalle fiamme (aveva stretto un patto col diavolo).
Un’altra scuola di pensiero identifica invece la Berta come una fruttivendola che regalò alla chiesa una campana per poter avvisare i lavoratori con i suoi rintocchi dell’apertura e della chiusura delle porte cittadine. Questo piccolo busto non è quindi altro che il segno del riconoscimento dei fiorentini nei confronti della Berta.

Per saperne ancor di piu':

curiositadifirenze.blogspot.it/2011/08/la-berta.html

www.firenzesegreta.com/index.php/curiosita-fiorentine/52-santa-maria-maggiore-la-testa-pietrificata.html
                                                      Il Toro Cornuto:

Osservando attentamente la fiancata del duomo di Firenze si può scorgere la testa di un bovino, proprio in cima a una colonna portante, all’altezza di via Ricasoli. Che ci fa qui? Esistono due storie in merito, che mischiano verità e leggenda.
La prima vuole la testa del bovino (una mucca?) come omaggio da parte dei costruttori a tutti gli animali da traino che furono impiegati nella costruzione di Santa Maria del Fiore.
La seconda, decisamente più pepata, vede la testa del bovino (un toro) come testimonianza di un tradimento. Leggenda narra che un mastro carpentiere che lavorava nel cantiere della cattedrale avesse una relazione con la moglie di un fornaio la cui bottega si trovava proprio lì vicino. Quando il fornaio scoprì la relazione denunciò la moglie e l’amante al Tribunale Ecclesiastico e la storia tra i due dovette finire. Il mastro carpentiere però, che evidentemente non era carente in senso dell’umorismo, decise di piazzare la testa di un toro in un punto strategico della cattedrale affinché il fornaio, vedendola ogni giorno, si ricordasse nonostante tutto di essere un cornuto (e anche un po’ mazziato, aggiungerei).

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                                           La Finestra sempre aperta:

In piazza della Santissima Annunziata, proprio davanti alla basilica, c’è un palazzo che ha una finestra sempre aperta. Si tratta di palazzo Grifuni e la finestra in oggetto si trova sul lato destro. Il motivo per cui la finestra sia sempre aperta è legato ad una storia d’amore a dire il vero molto poco consumata. La moglie di un membro della famiglia Grifuni, poco dopo essersi trasferita nel palazzo, dovette salutare il marito chiamato alle armi. Lei si posizionò quindi proprio davanti alla finestra a controllare se il suo sposo tornava, cosa che non avvenne mai. Quando la donna morì la finestra venne chiusa ma in casa cominciarono a manifestarsi fenomeni strani e per questo si decise di lasciarla sempre aperta.
C’è poi chi dice, invece, che la stanza in corrispondenza della finestra fosse appartenuta all’amante del Granduca Ferdinando I la cui statua in bronzo, in mezzo alla piazza, ha lo sguardo fisso proprio verso la finestra. Tutto sommato preferisco la prima versione, quella dei Romeo e Giulietta fiorentini.

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                                     ll portone del Brindellone:

Passeggiando senza meta per Firenze mi è capitato di imbattermi in questo enorme portone in legno. Ho subito cominciato a fantasticare sul terribile orco che poteva abitare lì dentro. Magari mangia i bambini! Magari si aggira minaccioso di notte! O magari c’è una spiegazione molto più semplice e pratica – come poi ho scoperto (peccato, mi sarebbe piaciuto essere l’eroina che salva Firenze dall’orco).

Il grande portone di Via il Prato serve ad ospitare il cosiddetto brindellone, il carro pasquale di Firenze. Brindellone indica qualcuno dinoccolato, ciondolante e pieno di fronzoli e l’aggettivo ben si addice al carro pasquale fiorentino!

Ogni anno per Pasqua il carro, alto 11 metri, esce dal grande portone e si dirige in Piazza Duomo. Pieno di girandole, ciondoli e giochi pirotecnici sembra proprio un brindellone rumoroso e appariscente! Finita la tradizionale cerimonia pasquale se ne torna al suo portone, dove rimane fino all’anno dopo.

La tradizione del carro di Firenze rimonta ai tempi delle Crociate. La storia racconta che un fiorentino, tale Pazzino de’ Pazzi, riportò in patria da una crociata tre schegge del Santo Sepolcro. Queste vennero usate per accendere il fuoco benedetto, simbolo di purificazione. Da quel momento per Pasqua tutti i cittadini ricevono il fuoco benedetto: oggi con l’accensione del buffo brindellone!
                                              La pietra sbagliata di Palazzo Pitti:

Davanti alla maestosità di Palazzo Pitti, in pochi riescono a notare che c’è un dettaglio che stona. Eppure è un “dettaglio”  lungo 10 metri!
La facciata del Palazzo è fatta con il tipico bugnato, il mosaico di blocchi di pietra così in voga nella Firenze rinascimentale. Ogni blocco misura circa 30 centimetri, ma ce n’è uno lungo diversi metri che spicca lì nel mezzo. Curioso, ma che ci fa?
E’ risaputo che la famiglia Pitti aveva intenzione di mostrare tutta la propria ricchezza costruendo questo grandioso Palazzo. E soprattutto di mostrare quanto erano ricchi rispetto ai Medici. Luca Pitti, il capofamiglia, aveva idee un tantino megalomane e volle inserire un blocco di pietra di 10 metri sulla facciata. Quel blocco doveva rappresentare proprio lui, grandioso e potente, in mezzo a tutti gli altri, piccoli e insignificanti!
Al povero Luca Pitti gli si sarebbero rizzati i capelli sulla testa se avesse saputo che proprio i Medici avrebbero poi acquistato il suo bel Palazzo!

                La Madonna del Puzzo:

La Madonna l’abbiamo vista dipinta e scolpita in innumerevoli modi. Col bambino e con l’Arcangelo, in una capanna e su un trono, disperata e felice. Ma avete mai visto una Madonna che si tappa il naso? Immagino di no, ma basta andare in Borgo San Jacopo per rimediare alla mancanza.
La Madonna che vedrete, visibilmente schifata, è opera dello scultore Mario Mariotti, classe 1936. Sul finire degli anni ’80, il Mariotti si stufò di sentire sempre un gran puzzo di pipì nel quartiere e decise di fare qualcosa. Scolpì la cosiddetta Madonna del Puzzo e la piazzò all’angolo con Via Toscanella, sperando di dissuadere i maleducati in cerca di un bagno en plein air.
L’opera fu molto apprezzata dai concittadini ma purtroppo non riuscì nello scopo. Anzi, quasi a farlo apposta, lì davanti furono piazzati anche i cassonetti dell’immondizia! Adesso la Madonna ha un motivo in più per tapparsi il naso.
L’autoritratto nascosto di Benvenuto Cellini:

Rimanete in Piazza della Signoria ma spostatevi adesso sotto la Loggia dei Lanzi, per la precisione dietro la statua di Perseo con la testa di Medusa di Benvenuto Cellini (e scommetto che anche qui lo sguardo cadrà sulle chiappe sode della statua…). Se però alzate un po’ lo sguardo, tra la nuca di Perseo e l’elmo un effetto ottico permette di scorgere il volto di un uomo (se c’è poco sole è possibile che non si veda molto bene o che non si veda proprio, trovandosi in una zona d’ombra). Pare che sia proprio l’autoritratto di Benvenuto Cellini!
Le api che non si riescono a contare:

In piazza della Santissima Annunziata c’è un’altra cosa curiosa da vedere. Nel retro del piedistallo della statua equestre Ferdinando I de’ Medici, al centro della piazza, si trova uno sciame d’api disposte in cerchi concentrici con al centro l’ape regina (quest’ultima simboleggia il Granducato di Toscana a capo del quale c’era appunto Ferdinando I, mentre le api rappresentano i fiorentini, laboriosi e leali nei confronti del potere). A quanto pare, riuscire a contare le api senza toccarle o indicarle è un’impresa se non impossibile, molto ardua. Chi ci riesce, leggenda narra, che verrà investito dalla fortuna.
                                                         La pietra dello scandalo:

Tutti i giorni sotto la loggia del Mercato Nuovo, più conosciuta come Loggia del Porcellino (che poi è un cinghiale ma questa è un’altra storia), si svolge un mercato. Ci sono tantissime bancarelle e lo spazio tra una e l’altra è davvero poco. Ma se osservare bene il pavimento, che in parte sarà coperto dalla mercanzia di una bancarella (in alternativa passate di sera) riuscirete a scorgere, più o meno nel centro della loggia, un tondo marmoreo bicolore. Si tratta della cosiddetta pietra dello scandalo o dell’acculata, ossia il punto esatto in cui i debitori insolventi della Firenze rinascimentale venivano puniti fisicamente: dopo essere stati incatenati venivano calati loro i pantaloni e il sedere veniva battuto più volte a terra. Rimanevano così col culo a terra, proprio in senso letterale (pare che questa colorita espressione nasca proprio qui).
    La farmacia più vecchia d’Europa:

A due passi dalla stazione, nel complesso conventuale di Santa Maria Novella, si trova la farmacia storica più antica del Vecchio Continente, classe 1612. In attività senza sosta da 4 secoli, oggi si chiama Officina profumo-farmaceutica di Santa Maria Novella ed è diventata più che altro una profumeria ed erboristeria (ha pure un sito Internet:
www.smnovella.com). I suoi interni, profumatissimi, sono decorati e arredati con mobili e suppellettili antichi risalenti a varie epoche. Ci sono anche un po’ di vecchi attrezzi del mestiere esposti (misurini, bilance, termometri…) nonché bellissimi vasi da farmacia, alcuni molto antichi. Si trova in via della Scala al numero 16.
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